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ultima modifica: Carmine Caputo  15/02/2019

L’Appennino può attrarre una parte dei turisti che visitano Bologna

notizia pubblicata in data : martedì 12 febbraio 2019

L’Appennino può attrarre una parte dei turisti che visitano Bologna

Una sala gremita e attenta ha partecipato sera del 7 febbraio, nella biblioteca comunale di San Benedetto, all’incontro organizzato per presentare il “Patto per il crinale”, cioè il protocollo volto ad attuare politiche di sviluppo turistico condivise sottoscritto dai comuni di Loiano, Monghidoro, Monzuno e San Benedetto Val di Sambro, insieme alle rispettive Unioni (Unione dei comuni dell’Appennino bolognese e Unione dei Comuni Savena Idice) e con la collaborazione della Destinazione Turistica della Città metropolitana di Bologna. Al protocollo hanno anche aderito, sul fronte privato, Confcooperative Bologna, Confcommercio-ASCOM e il Gruppo di studi Savena Setta Sambro.

Matteo Lepore, presidente della Destinazione Turistica della Città metropolitana, ha raccontato i successi in ambito turistico ottenuti dalla città di Bologna negli ultimi 7 anni, cioè da quando l’amministrazione comunale ha deciso di investire in questo settore. La tassa di soggiorno, che all’inizio raccoglieva poche centinaia di migliaia di euro, adesso mette a disposizione del Comune 7 milioni che in larga parte vengono reinvestiti tramite Bologna Welcome, società che operativamente si occupa di promuovere il turismo. Una società che quando è partita aveva 7 dipendenti, oggi ne ha una sessantina che intervengono con programmi e iniziative per la promozione di tutta la Città metropolitana.

I dati infatti attestano che più a lungo soggiorna il turista, più apprezza la città: ecco allora che per Bologna diventa strategico allargare la sua offerta, proponendo ai visitatori prodotti che consentano loro di apprezzare anche i territori fuori dal centro. In questo senso l’Appennino può avere un ruolo decisivo. Occorre però tenere presente che il turista non è più il villeggiante degli anni sessanta, che acquistava una seconda casa in montagna: è una persona mediamente colta, con una buona capacità di spesa, al quale offrire il verde, l’ambiente, la cultura dell’Appennino, ma anche servizi.

In questo senso gli amministratori presenti hanno confermato che il campanilismo che per tanti anni è stato un limite della montagna è superato: occorre fare squadra, condividere programmi, unire territori al di là di confini comunali ma anche in alcuni casi regionali: il successo della Via degli dei e della Via della lana e della seta, i percorsi per camminatori che uniscono Bologna a Firenze e Prato, ne sono la prova.

Da un punto di vista operativo il protocollo darà a breve l’avvio di un tavolo tecnico in cui valutare le risorse a disposizione, le strategie e le possibilità d’azione. Considerando che il territorio ha dei limiti, come hanno ricordato alcuni partecipanti, soprattutto infrastrutturali. L’Appennino non ha l’aeroporto o l’alta velocità, che tanto ha contribuito al successo di Bologna. Però anziché farsene un cruccio bisogna pensare a proposte creative, come quelle di investire sui viaggi organizzati coinvolgendo privati e cooperative. Come ha ricordato Lanfranco Massari, vicedirettore di Confcooperative, proprio a San Benedetto è la nata la cooperativa Foiatonda, che punta sull’attrattività di Madonna dei Fornelli. L’apporto degli operatori economici privati è indispensabile, specie poi se collaborano insieme.

I turisti hanno mostrato di apprezzare gli esperimenti già fatti in questo campo, come la possibilità di partire in pullman da Bologna per apprezzare le bellezze dell’Appennino. E se questo succede con ottimi risultati l’estate, adesso bisogna operare insieme per ampliare le presenze anche nelle altre stagioni.

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